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VISITA ALLE CITTA’ DI LUCCA E PISTOIA 02/04/2017

LUCCA

Nata come insediamento ligure secondo alcuni storici, mentre altri ritengono che sia di origine etrusca, e sviluppatasi come città romana a partire dal 180 a.C., nel VI secolo Lucca diviene la capitale del ducato longobardo della Tuscia per poi svilupparsi nel XII secolo come Comune e poi Repubblica.

Colonia latina dal 180 a.C., Lucca contiene ancora intatte tante delle caratteristiche tipiche dei tempi lontani. L’anfiteatro, che conserva ancora la sua caratteristica forma di piazza ellittica chiusa; il foro, situato nell’attuale piazza S. Michele dominato dall’omonima chiesa romanica che evoca forti richiami al mondo classico in molti componenti architettonici. Ma la traccia romana più evidente è nelle vie del centro storico, che riflettono l’ortogonalità dell’insediamento romano impostato dal cardo e dal decumano, corrispondenti alle attuali via Fillungo-Cenami e via S. Paolino-Roma-Santa Croce. All’epoca romana risale anche la prima cinta muraria, che delimitava un’area quadrata nella quale, durante il corso dei secoli, si sono costituiti il centro del potere politico (attuale Palazzo Ducale) e il centro religioso. Nel 55 a.C. Lucca fu teatro di un incontro del primo triumvirato tra Caio Giulio Cesare, Gneo Pompeo Magno e Marco Licinio Crasso dove Cesare si vide prorogare per un ulteriore quinquennio il proconsolato nelle Gallie.

Lucca in epoca romana era di grande importanza strategica, in qualità di città-fortezza sia nel primo confine della Repubblica romana che durante l’impero, in caso di attacchi “barbarici” da Nord. Da notare che Lucca si trova proprio sul “confine dell’olivo” della penisola italiana, quindi sul confine del clima mediterraneo che ha fatto trionfare la civiltà romana, perciò Lucca risultava per i romani la città-fortezza che doveva proteggere il cuore dell’impero dalle ostilità del continente. L’importanza strategica di Lucca è stata provata anche dal ritrovamento di blocchi di pietra di enormi dimensioni, frammenti quindi di mura difensive di dimensioni senza eguali (rispetto ad altre città, nella tavola peutingeriana, Lucca è infatti indicata in modo stilizzato da una fortificazione).

Questa importanza strategica e militare di Lucca ha dato modo alla città di mantenere un alto grado di importanza nei successivi sviluppi storici medievali.

Occupata dai goti nel 400 e dai bizantini il secolo successivo, la storia di Lucca fu caratterizzata dal fatto di essere tra le più importanti capitali del regno longobardo. Si ricordano infatti Desiderio terzo conte di Lucca ed eletto “Rex Langobardorum” nel 756 ed i successori Allone, quarto conte e duca di Pisa e Wicheramo, quinto conte, divenuto vassallo di Carlomagno. Grazie alla presenza del Volto Santo nella chiesa di S. Martino, divenne una tappa principale nel pellegrinaggio da Roma a Canterbury sulla Via Francigena, una delle vie di comunicazione più importanti del Medioevo. Nonostante ciò, sono rimaste ben poche tracce di questo periodo storico.

Nel 773 cadde il dominio longobardo su Lucca, ed ebbe inizio il dominio carolingio, grazie alla sconfitta dei duchi di Lucca per mano di Carlo Magno. Durante questo periodo la città consolidò la posizione di rilievo conquistata nell’epoca longobarda sviluppandosi grazie alle attività commerciali e alla produzione tessile, per la quale diventò una città celebre in tutta Europa. La produzione tessile fu l’inizio della crescita economica lucchese e, grazie all’avvio della manifattura della seta, Lucca si impose ancora di più sui mercati europei. L’altissima qualità del prodotto era dovuta alla finezza del materiale e alla bellezza dei decori.

Nel Medioevo in particolare la città crebbe notevolmente in relazione anche all’antica Via Francigena di cui Lucca costituiva una tappa importante per i pellegrini anche per la presenza del Volto Santo, veneratissima reliquia che rappresenta il Cristo crocifisso e che tuttora si trova nel Duomo di Lucca.
Nell’itinerario di Sigerico, Arcivescovo di Canterbury, la città, citata come Luca, costituisce la XXVI tappa (Mansio) del suo viaggio di ritorno da Roma (fine del X secolo).

Nonostante le continue vicissitudini legate alle lotte tra Guelfi e Ghibellini Lucca nel XIV secolo diviene una delle città più importanti del Medioevo italiano. Tante furono le famiglie nobili al potere, come i Nuccorini (discendenti di Nuccorino) che dal 1300 al 1371 vediamo iscritto al Supremo Magistrato dell’Anzianato. Dante Alighieri incluse molti riferimenti alle grandi famiglie feudali che vi ebbero giurisdizione, con poteri amministrativi e giudiziali; Dante stesso spese molti dei suoi anni in esilio a Lucca.

Il suo signore Castruccio Castracani degli Antelminelli, condottiero ghibellino di grande capacità politica e militare, riesce a farla diventare antagonista unica all’espansione di Firenze portandola alla vittoria (1325) nella battaglia di Altopascio dove sconfigge il più forte esercito fiorentino inseguendolo sino sotto le mura di Firenze.

Alla morte di Castruccio la città cade in un periodo di anarchia che la vede soggiacere al dominio dei Visconti e successivamente alla dittatura di Giovanni Dell’Agnello, doge della Repubblica di Pisa. Riottenuta la libertà nel 1370 per intervento dell’imperatore Carlo IV[3], Lucca si dette un governo repubblicano e con un’accorta politica estera tornò a conoscere una notevole fama in Europa grazie ai suoi banchieri e al commercio della seta. L’imperatore Carlo IV concesse alla città anche la possibilità di dotarsi di uno studium generale, ma una vera e propria università lucchese non entrerà in funzione prima del 1787.

Nel 1429 Firenze assediò Lucca per vendicarsi del Guinigi che si era schierato dalla parte di Milano durante la precedente guerra; dopo diversi giorni di assedio Lucca chiese aiuto a Milano e, per soccorrere Lucca, venne inviato Francesco Sforza che con il suo esercito travolse i Fiorentini e li costrinse alla ritirata. Pochi giorni dopo la ritirata dei Fiorentini gli abitanti di Lucca fecero arrestare il Guinigi perché si diceva che avesse trattato con i fiorentini, in seguito Firenze pagò lo Sforza per abbandonare Lucca e, nel 1430 Lucca fu assediata ancora una volta. Durante l’assedio i Fiorentini tentarono di arginare il Serchio per allagare Lucca ma per via di alcuni errori si allagò l’accampamento fiorentino. Intanto i Lucchesi chiesero di nuovo aiuto a Filippo Maria Visconti che, ancora una volta, agì indirettamente (secondo un precedente trattato Milano non poteva intromettersi negli affari di Firenze) chiedendo ai Genovesi di aiutare Lucca. Genova, facendo valere un’antica alleanza con Lucca, chiese a Firenze di non disturbare Lucca. Al rifiuto di Firenze Genova inviò un esercito di 6.000 uomini guidati da Niccolò Piccinino che attaccò i Fiorentini sul Serchio; dopo una sanguinosa battaglia, i Fiorentini vennero costretti a ritirarsi perché i Lucchesi li avevano presi alle spalle uscendo dalla città.

A parte un breve periodo di signoria come quella di Paolo Guinigi, Lucca rimase una repubblica indipendente fino al 1799 anno della sua definitiva caduta a opera degli Austriaci. Il 23 giugno 1805 su richiesta del senato di Lucca, viene costituito il Principato di Lucca e Piombino, assegnato alla sorella di Napoleone Bonaparte, Elisa Bonaparte Baciocchi, e al marito Felice Baciocchi.

Nel Congresso di Vienna venne deciso di creare il ducato di Lucca. Il 10 maggio 1815 subentra, come reggente, Maria Luisa di Borbone-Spagna, alla quale succedette Carlo Ludovico di Borbone-Parma (18241847). Nel 1847 venne ceduta al Granducato di Toscana. Nel 1860 fu infine annessa al regno di Sardegna.

PISTOIA

Fondata in epoca romana, come Pistoria, Pistoriae, Pistorium,[8] su un’area dove esistevano probabilmente precedenti insediamenti etruschi e, nelle zone montane, liguri, divenne nel II secolo a.C. un oppidum di Roma per appoggiare le truppe romane in lotta contro i Liguri stanziati nelle aree appenniniche. La città è menzionata anche da Sallustio, che riporta la battaglia del 62 a.C. in cui perse la vita Catilina.

Pistoia divenne nel V secolo importante sede vescovile e fu conquistata dai Goti, Bizantini, Longobardi e Franchi. Al passaggio del potente esercito composto di tribù germaniche guidate dall’ostrogoto Radagaiso venne in parte distrutta. Un paio di secoli più tardi, sotto la dominazione longobarda, Pistoia fu elevata al rango di città e grazie alla sua posizione geografica, conobbe un significativo sviluppo demografico ed economico che continuò anche intorno all’anno 1000, quando la città passò sotto l’orbita degli imperatori tedeschi.

Pistoia divenne così libero comune nel 1105, e nel 1117 fu approvato lo statuto dei consoli del Comune di Pistoia (Constitutum, consulum, Communis Pistoriae), la più antica raccolta scritta di leggi, regolamenti e consuetudini dell’età comunale, a noi pervenuta. Importante centro medievale ghibellino sostenitore del Sacro Romano Impero, Pistoia fu a lungo alleata di Pisa e di Siena[9]. La posizione geografica, nel crocevia di grandi direttrici commerciali, alimenta la vocazione commerciale della città, e a partire dal XII secolo, emerge un ceto mercantile molto attivo. Le famiglie pistoiesi più importanti di mercanti-banchieri sono gli Ammannati e i Panciatichi, attivi in Francia, i Cancellieri, i Chiarenti, i Dondori, i Partini, i Reali, i Simiglianti, i Vesconti[10][11]. Questo è considerato il periodo di maggior splendore di Pistoia. Tuttavia, dopo un assedio di undici mesi, l’11 aprile 1306, Pistoia si arrese ai nemici di sempre, i fiorentini e i lucchesi, perdendo così la sua autonomia.

Con la nascita del Granducato di Toscana, sotto la signoria medicea, ci fu un deciso cambio di tendenza, e si aprì una grande stagione di rinnovamento e di riqualificazione del tessuto urbano. Pistoia ritornò così un importante nodo politico e culturale, con la nascita di circoli o accademie: la più importante fu l’Accademia dei Risvegliati fondata da monsignor Felice Cancellieri e dal nobile Federigo Manni dove si recitavano poemi, poesie e prose e si faceva musica. Le riunioni avvenivano per lo più nei salotti delle case nobiliari ed erano a loro esclusivo uso e divertimento. Alla fine del XVII secolo fu costruito un teatro dove ebbe sede l’accademia sino alla sua estinzione avvenuta nel secolo scorso. Ne fecero parte numerosi esponenti della nobiltà locale tra cui Felice Cancellieri, Roberto Rospigliosi, Vincenzo Manni, Annibale Bracciolini, Domenico Manni, Pietro Banchieri e altri.I numerosi tentativi di ribellione dei pistoiesi furono, di volta in volta, soffocati nel sangue. Con la perdita dell’autonomia, e il controllo dei fiorentini che dominavano la vita pubblica di Pistoia con uomini di fiducia, nel XIV secolo iniziò una crisi sociale ed economica inarrestabile, acuita dalle lotte interne tra guelfi bianchi e neri, che, secondo lo storico Giovanni Villani ebbero inizio propria a Pistoia, per poi propagarsi a Firenze, e nel resto della Toscana.

Con l’arrivo dei Lorena, che furono artefici di importanti riforme, Pistoia, come tutta la Toscana, conobbe, a partire dalla seconda metà del Settecento, un significativo risveglio sociale, culturale ed economico. Nell’Ottocento la realizzazione delle linee ferroviarie favorirono lo sviluppo industriale della città. Nel 1861 Pistoia, come il resto della Toscana, venne annessa al Regno d’Italia. Nel 1927 Pistoia divenne provincia e sede di prefettura.

Il comune di Pistoia è tra le Città decorate al valor militare per la guerra di liberazione perché è stato insignito della Medaglia d’Argento al Valor Militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale la cui motivazione è visionabile all’URL:

San Jacopo, il patrono

Le origini della venerazione che i pistoiesi hanno per l’apostolo San Jacopo sono remote. Lo storiografo pistoiese Michelangelo Salvi narra che nell’anno 849, temendo i pistoiesi che la loro città venisse invasa dai Saraceni, che erano giunti alle porte di Roma, chiese all’apostolo San Jacopo la sua protezione, ricordando come in simili circostanze, anche il re Ramiro II di León fosse ricorso all’aiuto del Santo.

Pistoia non venne invasa e, in segno di gratitudine per la grazia ricevuta, i pistoiesi elessero San Jacopo a loro patrono e gli edificarono una chiesetta entro il primo cerchio di mura; esse fu costruita nelle vicinanze di un fortilizio della città e fu chiamata San Jacopo in Castellare.

Nei secoli successivi il vescovo Atto, che era succeduto al vescovo Ildebrando dei conti Guidi nel governo della diocesi, chiese al vescovo di Compostela (città spagnola della Galizia) una piccola parte della reliquia del corpo del santo. Ranieri, che si trovava come canonico della cattedrale di Santiago, accordò la reliquia (un frammento di osso del cranio del santo) e venne recata con grandi onoranze a Pistoia e deposta in una cappella appositamente costruita nel 1145.

Fu così che la cappella con apposito altare, dedicato a San Jacopo, diventò subito meta di pellegrinaggi inaspettati. Per tanti devoti, con in programma un pellegrinaggio a Compostela, Pistoia si fece spesso capolinea di partenza. Presso la cappella, infatti, si veniva a chiedere protezione per il lungo viaggio. Al ritorno poi si faceva traguardo d’arrivo, con sosta di doveroso ringraziamento per il buon esito dell’impresa.

Fra il 1170 e il 1180 gli statuti comunali ricordano una “festa di San Jacopo”.

Fin da allora, tuttavia, il culto per l’apostolo risultava sotto la tutela non più del vescovo, ma del comune di Pistoia.

Nel corso del Duecento quest’ultimo adottò San Jacopo come proprio protettore e patrono della città, apponendo la sua immagine sui propri sigilli.

Il periodo delle solenni celebrazioni religiose iniziava il giorno antecedente quello della festa con un’imponente processione di tutta la comunità; raggiungeva il suo culmine per il 25 luglio, e poi continuava per i successivi otto giorni (“Ottava di San Jacopo”).

In questo periodo si teneva una grande fiera annuale o “mercato”, che garantiva immunità a chi vi partecipasse, eccetto i criminali ed i banditi. La giornata festiva, caratterizzata durante la mattina da una serie di cerimonie liturgiche molto suggestive in onore del santo patrono, si concludeva nel tardo pomeriggio con una manifestazione concepita come omaggio a San Jacopo: la corsa del “Palio”. Essa prendeva nome dalla lunga pezza di stoffa pregiata (pallio) che ne costituiva il premio. Alla “corsa del Palio” partecipavano cavalli purosangue di razza berbera montati da fantini che spingevano gli animali al galoppo sfrenato lungo un percorso variato durante il tempo. Si trattava perciò di una gara di velocità in lungo, che evidenziava soprattutto le qualità dei cavalli.

Tra la fine del Settecento e durante l’Ottocento occasionalmente andò ad aggiungersi alla corse del Palio una serie di corse in tondo, lungo il circuito di una piazza, generalmente piazza San Francesco.

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TOUR DELLA SICILIA ORIENTALE 22-28 GIUGNO 2017

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TOUR SICILIA ORIENTALE
22-28 giugno 2017
1° GIORNO
Partenza in mattinata da Milano e arrivo a Catania aeroporto. Incontro con nostra guida e
trasferimento in pullman in hotel, sistemazione nelle camere e cocktail di benvenuto con breve
descrizione del tour organizzato per il gruppo da parte della guida che accompagnerà durante tutto
il tour.
Pomeriggio: ETNA
Primo pomeriggio escursione sull’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa. Si raggiunge quota 1900
mt e si visitano i Crateri Silvestri (*). Proseguimento per la visita di una delle più importanti cantine
vitivinicole produttrici di Etna D.O.C. con degustazione. Rientro in hotel – Cena tipica con menu
stagionale siciliano e pernottamento.
2° GIORNO
CATANIA – RIVIERA DEI CICLOPI – ACI CASTELLO – ACI TREZZA – ACI REALE
Prima colazione e incontro con la ns guida. Il tour inizia con la visita di Catania, vivace città barocca
dai tesori nascosti: il Teatro Greco e l’Anfiteatro Romano, il medievale Castello Ursino, i palazzi
barocchi, la Via Crociferi detta la Via delle Chiese, il Monastero dei Benedettini (solo esterni) –
secondo più grande in Europa – la Casa Natale del compositore Vincenzo Bellini ed il Teatro Massimo
a lui dedicato. Molto caratteristico il colorato mercato del pesce (aperto la mattina sino alle 13:00
circa), i bar e le pasticcerie del centro storico dove è possibile gustare gli arancini di riso, le paste di
mandorla e di pistacchio, le granite alla mandorla ed alla frutta e tante altre specialità. Pranzo libero.
Si prosegue lungo la Riviera dei Ciclopi per visitare Acicastello con i suggestivi ruderi del suo
Castello Normanno a strapiombo sul mare, Acitrezza, borgo marinaro legato al mito di Ulisse e dei
Ciclopi e Acireale con le sue monumentali chiese barocche. Rientro in hotel – Cena e pernottamento.
3° GIORNO
SIRACUSA – ORTIGIA – NOTO
Prima colazione e incontro con la ns guida. Partenza per la costa Siracusana.
Intera giornata dedicata alla visita di questo autentico gioiello. Si inizia con il Parco Archeologico,
luogo della memoria greca e romana per eccellenza cui fanno seguito il Teatro Greco, l’Ara di Ierone
e l’Orecchio di Dionisio ed altri importanti reperti. Pranzo libero. Si prosegue quindi per Ortigia,
un’isoletta collegata con Siracusa dal ponte Umbertino. Ortigia è lo scrigno prezioso che custodisce
un patrimonio inestimabile di capolavori d’arte: il Tempio di Apollo, il più antico esempio di stile
Dorico dell’Occidente greco, i Palazzi barocchi e la Piazza del Duomo su cui si affacciano straordinari
edifici. La giornata termina con la visita alla città di Noto, capitale del distretto del Barocco Siciliano,
una delle otto città del sud-est della Sicilia (Caltagirone, Catania, Militello Val di Catania, Modica,
Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa, Scicli) considerate come esempio di sistemazione urbanistica in
questa zona permanentemente a rischio di terremoti ed eruzioni da parte dell’Etna.
Arrivo in hotel e sistemazione nelle camere – cena e pernottamento.

4° GIORNO
BAROCCO AL SAPOR DI CIOCCOLATO – MODICA – RAGUSA – SCICLI
Prima colazione e incontro con la ns guida. Partenza per la visita di Modica e di Ragusa.
Sarà questo lo spirito della giornata alla scoperta delle cittadine iblee, capitali del barocco siciliano e
patrimonio dell’UNESCO. Visiteremo Ragusa Ibla per poi ammirare la città di Modica e concludere
a Scicli. Cittadine queste, dove si ha la netta sensazione di tornare indietro nel tempo, quando le
parole avevano un notevole valore, ed una stretta di mano concludeva un contratto. Un’escursione
da non perdere per gli amanti dell’arte e del famoso cioccolato di Modica(*). Pranzo libero in zona.
Verso sera trasferimento sulla costa nell’agrigentino – arrivo in hotel – sistemazione nelle camere cena e pernottamento.
LICATA: UN’ESCURSIONE DA NON PERDERE “SULLE ORME DI MONTALBANO”
Dopo cena suggeriamo un salto a Vigata (cittadina di fantasia nella fiction) nella cittadina sul
mare del commissario Montalbano, in provincia di Montelusa (anch’essa inventata!). Toccheremo
con mano la spiaggia di Marinella, visiteremo gli esterni di casa Montalbano (nella realtà si tratta
di un bed and breakfast) immagineremo le nuotate mattutine del commissario nelle splendide
acque del Mediterraneo. E il resto? Natura selvaggia e spicchi di barocco che s’incastrano nelle
scene televisive della fiction, angoli sopraffini pieni di storia.
5° GIORNO
AGRIGENTO
Prima colazione e visita di Agrigento, splendida città situata di fronte al mare, la cui fondazione
come colonia greca risale al 580 a.C., conserva grandiose vestigia in un’area immensa ov’era la città
antica, secondo Pindaro “la più bella delle città mortali”.
La visita alla Valle dei Templi, lungo una indimenticabile Passeggiata Archeologica coi suoi 10
templi eretti nei sec. VI e V a.C. e quella medievale, sarà un’emozione illuminante per comprendere
ed ammirare quanto di bello e di grandioso sapevano fare uomini vissuti 25 secoli prima di noi.
Pranzo libero
Nel pomeriggio trasferimento a Piazza Armerina passando per Caltagirone, conosciuta al
mondo per le sue bellissime e policrome ceramiche che avremo modo di apprezzare durante la visita
del centro storico. Dedicheremo parte del pomeriggio alla visita della famosa Villa Romana del
Casale di Piazza Armerina di cui ammireremo 3.200 m2 di mosaici del III sec. a.c recentemente
restaurati.
Partenza per la zona di Catania/Taormina o zone limitrofe, arrivo in hotel e sistemazione nelle
camere. Cena e pernottamento.
6° GIORNO
GOLE DELL’ALCANTARA – TAORMINA
Prima colazione. Escursione al Parco dell’Alcantara – intera giornata dedicata al relax e
divertimento. Pranzo libero
Le Gole Alcantara sono uno spettacolo unico al mondo. Alte fino a 50 metri, sono un vero e proprio canyon
originato da fenomeni di raffreddamento di antichissime colate laviche solcate al centro dalle acque gelide
del Fiume Alcantara. Il Parco Botanico e Geologico delle Gole Alcantara vi permette di visitare questo
spettacolo della natura in ogni momento dell’anno e nel massimo confort e sicurezza.
Famosa e conosciutissima la spiaggetta delle goleche si trova di fronte all’imbocco delle gole ed alla quale si
può accedere facilmente tramite gli ascensori del Parco Botanico e Geologico o dalla scala del Comune di
Motta Camastra. La parte interna del canyon è accessibile per un tratto iniziale di circa 25/50 mt a causa
delle limitazioni di sicurezza vigenti e delle condizioni climatiche e del livello delle acque del fiume. La parte
a valle delle Gole, ricca di laghetti, formazioni rocciose e cascatelle, è visitabile utilizzando le salopettes che
proteggono dalle acque gelide e che si noleggiano sul posto. Il Sentiero delle Gole vi condurrà alla scoperta
della Terrazza di Venere e del Balcone delle Muse del Gran Canyon lungo percorsi costellati di paesaggi
incantati; il Sentiero Eleonora è la naturale prosecuzione del Sentiero delle Gole e costeggia il corso del fiume
Alcantara nella parte Est a valle delle Gole; il Sentiero dell’Alcantara e il Sentiero di Venere sono adatti a chi
ama il Trekking o il Canyoning in acqua e si svolgono nella parte a valle delle Gole.

Nel pomeriggio visita di Taormina, in posizione spettacolare, posta a oltre 200 m di altitudine a
balcone sul mare e con di fronte l’Etna, è rinomata in tutto il mondo per la quiete del suo ambiente
e la bellezza dei suoi monumenti e giardini. Un aperitivo a Taormina e rientro in hotel. Cena e
pernottamento.
7° GIORNO – CATANIA
Prima colazione – tempo libero – Pranzo libero
Nel pomeriggio trasferimento in aeroporto per partenza
Quota di partecipazione
€ 598,00 a persona
Supplemento camera singola € 20 al giorno
Quota comprende
Pullman GT per tutto il tour compresi i trasferimenti da Aeroporto a hotel e
viceversa + parcheggi – Mezza pensione in hotel 3/4 stelle (con ½ acqua e ¼
vino) – Una degustazione di vini e prodotti tipici locali – Guida come da
programma – Assicurazione
Quota non comprende
Ingressi – Voli a/r (**) – tutto quanto non menzionato in Quota comprende
(*) Per quanto riguarda i VOLI abbiamo una quotazione orientativa gruppo con
Ryanair di ca € 145,00-155,00 per andata il 22 giugno e ritorno il 28 giugno 2017 con
bagaglio a mano.
Note
Si può prevedere anche l’inserimento di tutti i pasti in ristoranti da noi selezionati lungo
tutto il percorso con la differenza rispetto alla mezza pensione di ca. € 150-200 a persona,
da confermare ad hoc.
Ingressi
(*) Etna: si può fare gratuitamente raggiungendo i 1900 metri e rimanere lungo i percorsi
con la guida. Oppure si può andare oltre sulle sommità in funivia oppure con fuoristrada
da organizzare ad hoc dai 25€ a persona in su.
Catania: Teatro greco € 6 – Castello Ursino € 8 – Parco Archeologico Siracusa € 10 –
Parco Archeologico Agrigento € 10 – Villa del Casale Piazza Armerina € 10 – Parco delle
Gole dell’Alcantara € 8
(***) Modica – possibilità di organizzare una visita-laboratorio culturale ma anche di
degustazione di cioccolato a Modica con un costo di ca. € 10-12 a persona

TREVISO E LA MOSTRA SUGLI IMPRESSIONISTI 11/12/2016

Villaggio paleoveneto sorto in epoca pre-romana su tre alture poste nei pressi di un’ansa del Sile, in un territorio ricchissimo di risorse idriche, l’antica Tarvisium divenne municipio all’indomani della sottomissione della Gallia Cisalpina da parte dei Romani[4]. La vicinanza ad alcune importanti arterie, come la strada Postumia, e le stesse vie d’acqua, ne fecero sin dai tempi più antichi un vivace centro commerciale della Venetia et Histria.La decadenza del tardo periodo romano dal 284 al 476 si fece sentire anche a Treviso benché, all’indomani della caduta dell’Impero romano d’Occidente e durante il regno di Teodorico, la città fosse ancora un centro annonario di prim’ordine[7]. Contesa nel corso del VI secolo tra Ostrogoti e Bizantini, secondo la tradizione la città diede i natali a Totila, glorioso capo militare germanico che vinse i Bizantini proprio alle porte di Treviso.Conquistata dai Longobardi, fu eretta a sede di uno dei trentasei ducati del regno e venne dotata di un’importantissima zecca. Quest’ultima continuò a fiorire anche sotto i Carolingi (sotto i quali il locale vescovo ebbe il titolo di conte), e ancora sotto la Serenissima vi si coniava il bagattino.Fu tuttavia con la rinascita dell’Anno Mille che Treviso, datasi statuti comunali e vinto l’imperatore Federico Barbarossa accanto alle città delle leghe Veronese e Lombarda, conobbe un notevole sviluppo, ampliandosi nelle dimensioni ed arricchendosi di monumenti e palazzi, che le valsero il soprannome di urbs picta. Il vivere trevigiano divenne sinonimo di vita gaudente e la città si animava di feste e celebrazioni, quali quella del Castello d’Amore. Citata da Dante Alighieri che vi trascorse parte del suo esilio e da Fazio degli Uberti nel suo Dittamondo, la città crebbe ulteriormente in ricchezza e fasto per tutto il XII e XIII secolo dotandosi di una delle prime Università (1321) e contendendo alle limitrofe Padova e Verona il ruolo di città principe di quella che, al tempo, veniva chiamata Marca Trivigiana intendendo con l’espressione buona parte dell’attuale Veneto.In modo analogo alle principali città del Nord Italia, anche Treviso assistette alla crisi del governo comunale ed il successivo passaggio alla signoria. Bisogna tener conto, comunque, che sin dagli inizi il potere era di fatto in mano ad una ristretta oligarchia aristocratica, tra cui spiccavano alcune famiglie quali i Tempesta.La prima casata ad impossessarsi di Treviso furono gli Ezzelini, che signoreggiarono tra il 1237 ed il 1260 con le figure di Ezzelino III e Alberico. La città fu quindi preda di nuove lotte intestine tra i Guelfi filopapali ed i Ghibellini, sostenitori di un riavvicinamento all’Impero, tanto che solo nel 1283, a seguito della vittoria dei primi, si assistette ad una decisa ripresa economica e culturale durata fino al 1312.Dominata poi dai Collalto e dai Da Camino, la Marca si trovò ancora coinvolta in guerre e saccheggi nel periodo 1329-1388. Occupata dapprima dagli Scaligeri (1329-1339), nel 1339 si diede spontaneamente alla Serenissima, andandone a costituire il primo possedimento in terraferma. Coinvolta quindi nelle guerre per il primato sulla penisola italiana, la città fu retta dal duca d’Austria tra il 1381 ed il 1384 per passare, nel 1384 e fino al 1388, ai Carraresi.Solo da allora la città tornò definitivamente alla Repubblica di Venezia.Finalmente sotto Venezia, Treviso poté godere di un lungo periodo di stabilità e relativo benessere, salvo la parentesi della Guerra della Lega di Cambrai, che vide la costruzione delle attuali fortificazioni (1509), e l’assedio imperiale e francese, tolto nel 1511.Il 21 ottobre 1866, nelle Province Venete si tenne il plebiscito di annessione al Regno d’Italia: a Treviso prevalsero nettamente i “sì” (i “no” furono soltanto due, facendo fede ai registri dal momento che gli spogli non sono mai avvenuti ).Nel corso dell’Ottocento, si installarono in città famiglie della borghesia imprenditoriale, di origine «foresta», che diedero il primo impulso alle industrie locali e al processo di inurbamento della popolazione contadina. Alla fine del secolo la povertà nelle campagne era dilagante: la pellagra era all’ordine del giorno e molti ne soffrivano fino ad ammalarsi di mente (la cosiddetta “follia pellagrosa” che causava allucinazioni e deliri); proprio per far fronte a queste difficoltà venne costruito a Treviso il nuovo ospedale psichiatrico provinciale, il Sant’Artemio[17]. A causa di questa difficile situazione economica molti proletari cercarono fortuna altrove, in particolare in Brasile.Durante la prima guerra mondiale, Treviso, «città di retrovia», subì diversi bombardamenti aerei da parte degli austriaci. A causa della ritirata di Caporetto, la provincia risultò tagliata in due e migliaia di profughi trevigiani furono evacuati e sparsi in tutta la penisola. A partire dal 1916, come sistema difensivo della città, venne costruito un campo trincerato. La ricostruzione e gli ambiziosi progetti urbanistici avviati in seguito, durante il ventennio, cambiarono in parte l’aspetto della città.Nei primi anni dopo la marcia su Roma, il potere locale restò in mano a personale prefascista. I movimenti cattolici (leghe bianche e cooperative), in precedenza molto forti, furono sciolti. Nel 1938 Benito Mussolini visitò la città.I primi anni della seconda guerra mondiale furono determinanti per lo sviluppo a Treviso, nodo ferroviario molto importante verso l’est, del settore terziario: proprio per questo, il 7 aprile 1944, la città fu pesantemente bombardata dall’aviazione statunitense (Bombardamento di Treviso). Il 29 aprile 1945 entrarono in Treviso le prime truppe alleate, accolte dai partigiani che, dopo l’8 settembre 1943, operarono in clandestinità anche nel trevigiano.

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Serate dedicate all’Impressionismo

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Lunedì 21 e 28 novembre alle ore 21 presso il circolo arci Crema nuova si terranno due serate dedicate all’impressionismo e ai suoi principali esponenti. La dott.ssa Francesca Gnocchi, laureata con 110 e lode in storia dell’arte, ci parlerà delle caratteristiche principali del movimento impressionista e , con l’ausilio di foto e video, esaminerà le peculiarità dei più famosi pittori che agirono nell’ambito di questa corrente artistica. Tutto ciò in preparazione alla visita alla mostra sugli impressionisti che si è appena aperta a Treviso e che il circolo arci Crema nuova ha organizzato per domenica 11 dicembre. L’ingresso è libero . Chi fosse interessato a partecipare alla visita della mostra e della città di Treviso può contattare Alberto 3493517988. Vi aspettiamo numerosi!